Forfettari 2020: dietrofront del Governo sul regime analitico

Legge di bilancio 2020: regime dei costi forfettario salvo, conto corrente dedicato alla professione a rischio, probabile reintroduzione dei limiti per il personale e per i beni

Non trovano pace coloro che hanno aderito al regime forfettario, anche in vista di annunci, proroghe e cambi di idea del Governo che fatica a trovare una quadratura del cerchio sul regime naturale previsto per le partite IVA minori. Infatti, dopo le numerose e sostanziali modifiche che la Legge di bilancio 2019 aveva previsto per questo regime, sembrava che la manovra finanziaria 2020 rimettesse pesantemente mano al regime dei contribuenti minori, ma gli annunci dei ministri si muovono in maniera contrapposta.

Stando alle bozze della manovra in circolazione, le misure allo studio del Governo sono le seguenti:

  1. regime di calcolo forfettario per i redditi fino a 30.000 euro: questa semplificazione sembra per ora essere salva
  2. introduzione del regime analitico per la determinazione del reddito in base ai costi e ai ricavi effettivi per i redditi tra 30.000 e 65.000 euro. Questa modifica sembra non venga più introdotta, ma permanga un regime puramente forfettario. Se introdotta questa modifica sarebbe risultata piuttosto pesante in quanto i contribuenti forfettari, che finora non erano tenuti a conservare i documenti delle spese in quanto i costi venivano loro imputati sulla base di una percentuale prestabilita in maniera forfettaria in base all’attività svolta, appunto, avrebbero dovuto tenere un minimo di contabilità conservando tutti i documenti inerenti al sostenimento dei costi quanto meno per la determinazione del reddito.
  3. obbligo del conto corrente dedicato alla professione: introdotto l’obbligo di aprire un conto corrente dedicato all’attività professionale e imprenditoriale in regime forfettario dove far transitare incassi/costi dell’attività. Su questa particolare indicazione il Governo è tentato di fare dietrofront dopo le numerose proteste ricevute;
  4. fuoriuscita immediata dal regime nel caso di superamento del limite di 65.000 euro: oggi la decadenza dal regime è prevista dall’anno successivo a quello in cui avviene il superamento del limite;
  5. reintroduzione del limite di 30.000 euro da lavoro dipendente come causa ostativa al regime forfettario,
  6. reintroduzione del limite di 20.000 euro per l’acquisto di beni strumentali
  7. reintroduzione del limite di 5.000 euro di compensi massimi corrisposti a dipendenti e collaboratori.

Gioiscono nel mentre i professionisti, come si evince dal comunicato stampa del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (CNDCEC) di ieri. “Accogliamo con favore le conferme che giungono in queste ore da parte del Viceministro dell’economia Antonio Misiani e dell’on.le Luigi Marattin e di altri esponenti della maggioranza circa il fatto che, in sede di ultima stesura della manovra, Governo e forze di maggioranza hanno evitato le inizialmente previste penalizzazioni per le partite IVA sotto 65.000 euro di fatturato”. Questo è quanto afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani. Per i commercialisti rimane il cd. nodo aggregazioni, in quanto il regime non è utilizzabile da chi svolge l’attività in forma associata.

Come si intuisce, dallo stravolgimento iniziale previsto per il regime forfettario alle norme che, teoricamente, sono presenti nella manovra fiscale la differenza è notevole. Come sempre, tra annunci e smentite, conviene aspettare di vedere i testi definitivi delle norme, approvati dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana ma ancora in attesa di vedere la luce.

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