Pensioni, chi sceglierà quota 100 perderà un quinto dell’assegno

Pensioni Chi sceglierà “quota 100” per anticipare la pensione nel 2019 rinuncerà fino ad un quinto dell’assegno.

E non per nuove o surrettizie penalizzazioni. Ma perché lascerà il lavoro prima, versando meno contributi. Non intascherà la rivalutazione di questi contributi al PIL. E godrà della pensione per più anni. “Quota 100” ha dunque un costo personale che si aggiunge all’impatto sui conti pubblici, ieri sintetizzato in 140 miliardi nei prossimi dieci anni dal presidente Inps, Tito Boeri: 14 miliardi in media all’anno, incluso il rinnovo di Opzione donna e Ape sociale e il blocco dei requisiti di pensionamento a 67 anni (vecchiaia) e 42 anni e 10 mesi (anticipata). Già solo il peso nel triennio —7 miliardi sul 2019,11 miliardi e mezzo nel 2020,17 miliardi nel 2021— dà il senso dell’intera operazione. Nelle cifre è ricompreso anche l’esborso per la liquidazione degli statali —160.170 mila su 420 mila potenziali uscite nel 2019 — non inferiore agli 8 miliardi da erogare entro 27 mesi, in base alle leggi vigenti. Ma che il governo vorrebbe anticipare, grazie a un prestito bancario. Da restituire, non si sa ancora a quale tasso.

Le simulazioni Chi ci perde di più? Un nato nel 1957 che ha iniziato a lavorare a 24 anni nel 1981 e ora guadagna 2 mila euro netti al mese avrà nel 2019 i requisiti per “quota 100″: potrà scegliere di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi. Ma prenderà 1.442 euro al mese, anziché 1.778 euro — Anche il divieto di cumulo contribuirà a rendere l’opzione meno vantaggiosa Inps: ” Il condono contributivo avrà effetti devastanti, i versamenti sono già diminuiti” un quinto in meno — che gli sarebbero spettati se avesse continuato a lavorare peri 5 anni che lo separano dal traguardo fissato dalla Fornero per la vecchiaia (67 anni).

Le simulazioni elaborate da Progetica forniscono un’idea delle rinunce economiche, di cui tener conto. Più si anticipa l’uscita, meno soldi si intascano: da un minimo del 2% per chi ha 42 annidi contributi a un massimo del 20%, come nel caso appena descritto. I nati tra il 1953 e il 1957 (nel 2019 avranno tra 62 e 66 anni) dovranno dunque pensarci bene.

Perché si riduce? «Le pensioni si abbassano per l’effetto di tre componenti», spiega Andrea Carbone, partner di Progetica. «Primo: lavori per meno anni e versi meno contributi. Secondo: nel sistema contributivo — i pensionati di “quota 100” sono nel contributivo dal 1996 — maggiore è la speranza di vita che hai davanti a te e minore è l’assegno, perché i contributi si distribuiscono su più annidi godimento della pensione. Terzo: anticipando l’uscita, rinunci alla rivalutazione dei contributi al PIL, che stimiamo all’1,S%come fa l’Inps per la busta arancione, ma come prevede anche il governo per il prossimo anno». E visto che la vita si allunga — a 62 anni ti restano ancora 23 anni in media, dice l’Istat — i contributi versati in una vita di lavoro si spalmano su un striscia più lunga, abbassando gli importi.

II divieto di cumulo Un triplice effetto confermato anche dal presidente Inps Boeri, ieri in audizione alla Camera. Un dipendente statale con 40 mila euro di retribuzione lorda annua che sceglie “quota 100” e va in pensione a 62 anziché 67 anni «prenderà una pensione più bassa di circa 500 euro al mese», perché ha rinunciato a versare 60 mila euro di contributi nei 5 annidi anticipo. Boeri avverte poi anche dell’effetto deterrenza che il divieto di cumulo può avere su “quota 100”. Se si impedisce al pensionato di lavorare o si mette un limite a quanto può guadagnare (ad esempio 5 mila euro all’anno) molti saranno disincentivati a uscire in anticipo. «E poi l’Inps non ha i mezzi per ispezionare e sanzionare i casi di cumulo», dice Boeri. Insomma, chi controlla?

Pensioni d’oro Il disegno di legge 1071 che contiene il presunto ricalcolo contributivo delle pensioni sopra i 90 mila euro lordi annui (circa 4.500 euro netti al mese) è ormai sul binario morto per il rischio incostituzionalità. Ieri in commissione Lavoro i deputati di opposizione (Cantone, Serracchiani, Gribaudo per il Pd, Rizzetto per Fratelli d’Italia) hanno chiesto al governo chiarezza sul destino del provvedimento. MSS e Lega sembrano orientati a un contributo di solidarietà temporaneo o all’esclusione dall’adeguamento all’inflazione per questi assegni, così da ricavare 1 miliardo in 3 anni. Se si volesse proseguire con il meccanismo del DDL, per ottenere questo miliardo «bisognerebbe scendere a 78 mila euro», calcola Boeri. Ovvero allargare la platea destinataria del taglio (molto piccola: 29 mila persone) e colpire le pensioni da 3.800 euro netti al mese in su. Prospettiva che nessuno, nella maggioranza, vuole.

L’ipotesi infine di un condono contributivo — la possibilità per le imprese di sanare i contributi non versati ai propri dipendenti con una percentuale di favore — viene giudicata da Boeri «devastante per i conti Inps». Visto «che da quando se ne parla abbiamo già registrato l’incasso di meno contributi di quanto ci aspettavamo».

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